Ferrari Luce
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Ferrari Luce: l’elettrica che sfida l’era degli schermi

Autore auto.pub | Pubblicato il: 10.02.2026

A Maranello si alza finalmente il sipario su uno dei segreti meglio custoditi della storia Ferrari. La casa del Cavallino Rampante si prepara a svelare la sua prima vettura completamente elettrica, la Ferrari Luce. In molti si aspettavano un’astronave piena di touchscreen, ma Ferrari sembra pronta a proporre qualcosa di molto più sottile e, forse, decisamente più provocatorio.

Altro che eccessi digitali: a Maranello sono convinti che il silenzio dell’era elettrica vada compensato con un’esplosione di sensazioni visive e tattili. L’ispirazione? Non arriva dalla Silicon Valley, ma dall’epoca d’oro degli orologi meccanici.

Un abitacolo che rifiuta la religione del touchscreen

L’interno della Luce va in direzione opposta rispetto al design automobilistico contemporaneo. Niente funzioni sepolte in infiniti sottomenu: i progettisti Ferrari hanno riportato i comandi fisici in primo piano. Interruttori solidi, dettagli in ottone e grandi quadranti analogici dominano la scena. Al centro della plancia, quasi una provocazione in un mondo ad alto voltaggio, campeggia un orologio meccanico che scandisce il tempo con ostinata eleganza.

È un rifiuto consapevole del minimalismo alla Tesla. Qui il lusso non si misura in pixel o pollici di schermo, ma in texture, resistenza e feedback meccanico. Ferrari lancia un messaggio chiaro: il progresso non deve per forza essere sinonimo di sterilità.

Anima vintage, piattaforma moderna

Nonostante i richiami rétro, la Luce non rinnega la filosofia Ferrari. L’abitacolo resta dichiaratamente orientato al guidatore, avvolto in pelle, fibra di carbonio e metallo lucido. L’atmosfera vuole evocare quella di una gran turismo classica, non di uno smartphone silenzioso su ruote.

Anche le interazioni più semplici confermano questa scelta: per selezionare le modalità di guida si usano robuste leve metalliche, non gesti su uno schermo di vetro. Ogni azione è pensata per essere fisica, decisa, quasi teatrale.

Colmare il silenzio lasciato dai motori

I più scettici si chiederanno se manopole in ottone e orologi analogici possano davvero sostituire l’assenza del rombo di un V12. Ferrari sembra accettare la scommessa: se il suono del motore non c’è più, l’auto deve coinvolgere gli altri sensi con ancora più forza.

La Luce non è solo un mezzo di trasporto, ma un oggetto emotivo. Un manifesto che rivendica l’importanza dell’artigianalità e dello stile anche nell’era post-benzina, e che non si lascia superare da un semplice aggiornamento software.

Ferrari non finge che la transizione elettrica sia indolore. Vuole dimostrare che, anche senza combustione, una Ferrari può restare senza tempo. Se la Luce riuscirà nell’impresa lo dirà solo la strada. Ma l’intento è già chiaro: questa non è una Ferrari elettrica che rincorre il futuro, ma una che vuole salvare il passato, a modo suo.


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