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Li Auto taglia cento showroom e cambia rotta

Autore auto.pub | Pubblicato il: 27.01.2026

Li Auto, la giovane promessa dell’automotive cinese nota anche come Lixiang, si trova a un bivio: l’espansione sfrenata lascia il posto a una dura lezione di sopravvivenza. L’azienda ha annunciato la chiusura di circa cento showroom e punti vendita in patria. Non si tratta di un semplice ritocco d’immagine, ma di una risposta concreta a un mercato in raffreddamento e all’amara constatazione che gli ambiziosi obiettivi di vendita per il 2025 restano lontani.

Attualmente Li Auto gestisce una rete di circa 900 punti vendita in Cina, oltre la metà dei quali sotto controllo diretto. Negli ultimi giorni i social locali sono stati invasi da voci su licenziamenti di massa e chiusure ancora più estese, ma il costruttore ha voluto chiarire la propria posizione. I tagli colpiranno soprattutto le sedi meno performanti, in particolare quelle nei centri commerciali di lusso delle grandi città, dove gli affitti stellari non sono più giustificati da vendite stagnanti.

Un bagno di realtà per l’elettrico
Il passo indietro di Li Auto è un segnale forte per tutto il settore dei veicoli elettrici in Cina. Lo scorso anno il marchio ha consegnato quasi 406.000 vetture, un numero che sulla carta impressiona ma che in realtà rappresenta solo il 63% degli obiettivi dichiarati. Una lezione amara: nemmeno la tecnologia più avanzata può salvare un’azienda se i costi operativi superano l’interesse dei clienti.

Curiosamente, Li Auto non è sola in questa tempesta. Anche Porsche, simbolo del lusso, starebbe valutando una drastica riduzione della propria rete in Cina, con l’ipotesi di dimezzare i concessionari entro la fine del 2026. Il mercato cinese si sta trasformando: da terra promessa per pochi eletti a campo di battaglia dove sopravvive solo chi sa domare i costi.

In definitiva, la mossa di Li Auto sancisce la fine della strategia “brucia-cassa e conquista” a favore di una caccia spietata alla redditività reale. L’epoca dei pasti gratis e dei sussidi statali infiniti è tramontata. Per i costruttori, ogni metro quadro e ogni dipendente ora pesano sul bilancio: l’efficienza è l’unica moneta che conta in un mercato sempre più spietato.


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