Volkswagen taglia un altro milione di auto l’anno di capacità produttiva e passa dalla logica dei volumi a quella dei margini
Volkswagen prevede di ridurre la propria capacità produttiva globale da 12 a 9 milioni di auto l’anno. Una decisione che chiarisce un punto: il gruppo vuole costruire la prossima fase di crescita sui margini, non sui volumi.
Il taglio colpirà soprattutto la rete industriale europea, in particolare i marchi Volkswagen e Audi. L’amministratore delegato del gruppo, Oliver Blume, ha definito sovradimensionata l’attuale struttura produttiva e ha collegato la riorganizzazione a un mercato cambiato in modo permanente. A suo avviso, l’ultima volta in cui il mercato automobilistico globale si è comportato in modo prevedibile è stato nel 2019.
I numeri rendono evidente la logica della decisione. Secondo i dati ufficiali del Volkswagen Group, nel 2025 l’azienda ha consegnato ai clienti 8,984 milioni di veicoli, ne ha venduti 9,022 milioni e ne ha prodotti 8,866 milioni. Se un’azienda mantiene un sistema produttivo dimensionato per 12 milioni di unità mentre il ritmo reale del mercato resta sotto i 9 milioni, la capacità in eccesso finisce per erodere i margini già solo attraverso i costi fissi.
Le pressioni arrivano contemporaneamente da più fronti. Reuters ha riferito che Volkswagen deve fare i conti con i dazi statunitensi, l’instabilità geopolitica e la forte concorrenza in Cina, dove i costruttori tedeschi hanno perso gli acquirenti più giovani a favore dei marchi elettrici locali guidati dalla tecnologia. Volkswagen ha ceduto a BYD la leadership di mercato in Cina nel 2024 ed è scesa dietro Geely, al terzo posto, nel 2025.
Per questo il gruppo ha poche alternative se non adeguare la propria base di costi in Europa. Nel rapporto annuale 2025, Volkswagen ha indicato che entro il 2030 spariranno circa 50.000 posti di lavoro nelle attività del gruppo in Germania, mentre Audi, Porsche e l’unità software CARIAD stanno portando avanti propri programmi di riduzione dei costi. Questa riduzione della capacità produttiva, quindi, va ben oltre l’ennesimo piano di risparmi. Il management sta riallineando fabbriche, lavoro e capitale a una nuova realtà della domanda.
Un dettaglio importante è che Volkswagen non sta riducendo allo stesso tempo lo sviluppo prodotto. Secondo il rapporto annuale, nel 2026 il gruppo lancerà oltre 20 nuovi modelli nel mondo, mentre la Cina vedrà entro la fine del 2027 l’arrivo di 30 nuovi modelli elettrici a batteria, ibridi plug-in e range extender. In altre parole, Volkswagen non sta abbassando le proprie ambizioni. Sta liberando capitale per avvicinare lo sviluppo dei modelli, il software e la localizzazione regionale alla domanda effettiva.
L’industria automobilistica europea sta entrando in una fase in cui a vincere saranno i costruttori capaci di allineare capacità produttiva, pianificazione di prodotto e investimenti alla velocità reale del mercato. La decisione di Volkswagen appare come un’accettazione netta e molto pubblica di questa nuova logica industriale.