Il prototipo unico della Cizeta-Moroder V16T va all’asta a Monterey
RM Sotheby’s offrirà il prototipo della Cizeta-Moroder V16T del 1988 alla propria asta di Monterey in agosto, con una stima di $1,4–1,8 milioni, pari a circa €1,2–1,55 milioni ai recenti tassi di cambio. Il telaio 001 è l’unica vettura a portare il nome completo Cizeta-Moroder, ma non è l’unica V16T mai costruita. Il suo valore risiede nella sua provenienza unica, nella lunga permanenza nella collezione di Giorgio Moroder e nello straordinario V16 di 6,0 litri montato trasversalmente.
La stima raggiunge $1,8 milioni
Il prototipo sarà battuto all’asta da RM Sotheby’s a Monterey, in una vendita in programma dal 13 al 15 agosto 2026. La casa d’aste lo stima tra $1,4 e 1,8 milioni e indica come documento di immatricolazione allegato un titolo statunitense.
La stessa vettura era passata di mano l’ultima volta all’asta di RM Sotheby’s in Arizona nel gennaio 2022, quando era stata venduta per $1.363.500.
«Unica» si riferisce al prototipo e al suo stemma, non all’intera produzione
Il telaio 001 è il prototipo marciante originale e la vettura da esposizione. È inoltre l’unico esemplare a portare ufficialmente il marchio Cizeta-Moroder. Dopo la fine della collaborazione tra Giorgio Moroder e Claudio Zampolli, il nome di Moroder fu eliminato e le vetture destinate ai clienti vennero vendute semplicemente come Cizeta V16T.
RM Sotheby’s dichiara che, oltre al prototipo, furono completate nove vetture di serie, per un totale di dieci V16T. Le cifre produttive relative alle auto artigianali costruite in piccola serie possono variare a seconda delle fonti, ma la casa d’aste indica esplicitamente nove vetture destinate ai clienti più il telaio 001.
Il nome Cizeta deriva dalla pronuncia italiana delle iniziali del fondatore Claudio Zampolli, C e Z. Ex ingegnere collaudatore e addetto allo sviluppo della Lamborghini, Zampolli si trasferì a Los Angeles negli anni 1980 e fondò una fiorente attività di assistenza per auto esotiche. Il compositore e produttore discografico Giorgio Moroder divenne l’investitore che sostenne la sua ambizione di costruire una supercar propria.
Il V16 è montato trasversalmente dietro l’abitacolo
L’elemento tecnico distintivo è il V16 aspirato di 5.995 cc montato trasversalmente dietro l’abitacolo: da qui deriva la T nella denominazione del modello. La potenza raggiunge le ruote posteriori tramite un cambio-differenziale manuale a cinque rapporti.
Il motore interamente in alluminio, con 64 valvole, adotta otto alberi a camme in testa ed era accreditato di 540 hp, ovvero circa 403 kW, a 8.000 giri/min, e di 400 lb ft, pari a 542 Nm, a 6.000 giri/min.
Il monoblocco è fuso in un unico pezzo, ma il motore dispone di due alberi motore. Uno è collocato su ciascun lato e un sistema di ingranaggi ne combina l’erogazione tramite un unico albero collegato a un cambio-differenziale ZF montato longitudinalmente. Il motore è alimentato da due sistemi di iniezione Bosch K-Jetronic per V8, ma il suo ordine di accensione è quello di un autentico V16. Definirlo semplicemente come due V8 uniti tra loro trascura quindi un aspetto importante del progetto.
La maggior parte dei dati prestazionali rimase una previsione
Nel 1989, Car and Driver indicò per il prototipo una massa in ordine di marcia stimata di 3.750 lb, ovvero 1.701 kg, e una larghezza di 80,8 pollici, pari a 2.052 mm. La rivista stimò un’accelerazione da 0 a 60 mph in 4,2 secondi e una velocità massima di 204 mph, ovvero 328 km/h.
Non si trattava di risultati misurati in modo indipendente. Car and Driver calcolò i dati di velocità sulla base dei rapporti del cambio selezionati, del rapporto finale di 4,11:1, del regime massimo previsto di 8.500 giri/min e della potenza dichiarata dal costruttore.
La Cizeta era più larga di circa tre pollici, ovvero 76 mm, rispetto a una Ferrari Testarossa contemporanea. Lo stile di Marcello Gandini contribuiva alla sua presenza imponente, ma anche il V16 trasversale e la relativa trasmissione richiedevano molto spazio davanti all’asse posteriore.
La V16T utilizza un telaio tubolare in acciaio rivestito da una carrozzeria in alluminio. Le ruote sono guidate su entrambi gli assi da doppi bracci oscillanti di lunghezza disuguale. Al posteriore, i gruppi molla-ammortizzatore gemelli sono montati circa dieci pollici verso l’interno rispetto alle ruote e azionati mediante bilancieri e leveraggi, riducendo la massa non sospesa direttamente alle ruote.
Gandini disegnò la vettura, ma il legame con la Diablo resta aperto alle interpretazioni
La Cizeta-Moroder fu disegnata da Marcello Gandini, tra le cui opere figurano anche le Lamborghini Miura e Countach e la Lancia Stratos. La carrozzeria a cuneo e diversi dettagli richiamano inevitabilmente le prime idee associate alla Lamborghini Diablo.
Secondo una ricostruzione ampiamente diffusa, Gandini avrebbe sviluppato la Cizeta a partire da una prima proposta per la Diablo, respinta o profondamente modificata dopo l’acquisizione del controllo della Lamborghini da parte di Chrysler. RM Sotheby’s conferma la paternità di Gandini, ma non stabilisce che la carrozzeria della Cizeta sia stata trasferita senza modifiche dal progetto Lamborghini. Il legame va quindi considerato un’interpretazione della storia stilistica del modello, più che un fatto incontrovertibile.
Il prototipo differisce dalle vetture di serie per diversi elementi visibili. Presenta prese d’aria laterali più grandi e con un maggior numero di lamelle, una nervatura diagonale nella parte inferiore della carrozzeria, nonché indicatori di direzione, fendinebbia e specchietti retrovisori differenti. Anche la plancia, il tunnel centrale, il volante, i pannelli porta e i sedili sono pezzi unici.
Moroder conservò la vettura fino al 2022
Il prototipo debuttò in pubblico a Los Angeles il 5 dicembre 1988. Jay Leno presentò l’evento, per il quale Moroder compose un brano intitolato «A Car Is Born». La vettura venne poi esposta ai saloni dell’auto di Los Angeles e Ginevra nel 1989.
Moroder conservò il telaio 001 dopo la conclusione degli impegni espositivi e lo tenne fino al 2022. Nel 2018 Canepa Design eseguì un restauro meccanico completo, aggiungendo schermature termiche intorno ai serbatoi del carburante e correggendo le carenze legate alla natura prototipale della vettura. Canepa collaudò quindi l’auto ultimata, riportandola in condizioni idonee alla circolazione stradale.
L’attuale proprietario commissionò nel 2024 ulteriori interventi meccanici ed estetici per oltre $13.000. Nello stesso anno, la vettura partecipò anche al Pebble Beach Concours d’Elegance, nella classe speciale dedicata alle concept car e ai prototipi a forma di cuneo.
La vendita comprende un pacchetto NFT in esemplare unico contenente un EP esclusivo di Giorgio Moroder con quattro tracce, un’opera d’arte digitale, una scansione tridimensionale della vettura e documenti digitalizzati relativi alla sua provenienza. È impossibile valutarne con certezza il valore finanziario, ma il pacchetto aggiunge un ulteriore elemento documentato all’insolita storia dell’auto.
L’assenza di un VIN a 17 caratteri non dimostra un divieto mondiale di circolazione
RM Sotheby’s segnala che il prototipo non dispone di un VIN a 17 caratteri. Allo stesso tempo, il catalogo indica un titolo statunitense e descrive il telaio 001 come un prototipo pienamente funzionante, la cui idoneità alla circolazione stradale è stata ripristinata da Canepa.
L’assenza di un VIN in formato moderno può rendere difficile, o impossibile, l’immatricolazione e la stipula di un’assicurazione in alcune giurisdizioni. L’esito dipenderà dalla normativa locale, dalla documentazione fornita e dalle eventuali procedure disponibili per i veicoli omologati singolarmente o di interesse storico.
Un offerente europeo dovrebbe quindi verificare prima dell’acquisto la possibilità di immatricolare la vettura nel Paese previsto. Un titolo statunitense non garantisce l’immatricolazione nell’Unione europea né elimina la necessità di rispettare i requisiti di importazione, fiscali e tecnici.
La provenienza conta più delle prestazioni assolute
La Cizeta-Moroder V16T non stabilì alcun record di velocità verificato in modo indipendente e non si avvicinò mai ai volumi di produzione previsti. L’importanza del telaio 001 risiede altrove: è il prototipo originale, l’unica vettura con il doppio marchio, l’esemplare personale di Giorgio Moroder per oltre tre decenni e il punto di partenza di una delle pochissime auto con motore V16 del dopoguerra entrate in produzione.
Questa combinazione la distingue da ogni altra Cizeta V16T. L’aggiudicatario non acquisterà soltanto un motore da 403 kW o una carrozzeria firmata Gandini, ma il principale reperto sopravvissuto di un progetto di supercar fallimentare eppure tecnicamente straordinario.