1/5 Il nuovo autobus a idrogeno di Toyota e Isuzu supera i 300 km di autonomia e fa rifornimento in dieci minuti
Toyota ha lanciato in Giappone la nuova generazione dell’autobus a idrogeno Sora, sviluppato insieme a Isuzu. Il mezzo utilizza la piattaforma per autobus urbani elettrici a batteria di Isuzu e il sistema a celle a combustibile di Toyota: percorre più di 300 km con un pieno e può fare rifornimento di idrogeno in circa dieci minuti.
Due motori elettrici da 110 kW
Il nuovo Sora utilizza una cella a combustibile Toyota a membrana elettrolitica polimerica, con una potenza massima di 113 kW.
Le ruote sono azionate da due motori a induzione da 110 kW ciascuno. La potenza complessiva raggiunge i 220 kW, con una coppia massima di 970 Nm. Una batteria di trazione agli ioni di litio immagazzina inoltre l’energia recuperata in frenata.
L’idrogeno è contenuto in tre serbatoi a 70 MPa, pari a 700 bar, con una capacità complessiva di 471 litri.
Meno idrogeno, più autonomia
Rispetto al Sora originale, Toyota ha ridotto di circa il 20% la capacità complessiva dei serbatoi di idrogeno, aumentando al contempo l’autonomia di circa 100 km. Il nuovo modello supera i 300 km di autonomia. Il risultato è ottenuto grazie a una più efficiente integrazione tra la cella a combustibile e la batteria di trazione, ora più grande.
Con lo standard di rifornimento convenzionale, riempire i tre serbatoi richiede circa dieci minuti. Un futuro standard per il rifornimento rapido dovrebbe ridurre questo tempo all’incirca della metà.
Per un autobus urbano, questo è il principale vantaggio pratico dell’idrogeno rispetto a una batteria: lo stesso mezzo può tornare rapidamente in servizio dopo una breve sosta per il rifornimento.
La piattaforma Isuzu riduce i costi di sviluppo
La struttura di base del Sora non è stata progettata appositamente per un autobus a idrogeno. Isuzu e Hino hanno sviluppato una piattaforma per autobus urbani elettrici a batteria con pianale completamente piatto, alla quale Toyota ha aggiunto il proprio sistema a celle a combustibile. Utilizzare la stessa struttura di base per le versioni a batteria e a idrogeno consente di condividere i componenti e ridurre i costi di produzione.
L’autobus è lungo 10.545 mm, largo 2.485 mm e alto 3.440 mm. La versione urbana può ospitare 70 persone: 19 passeggeri seduti, 50 in piedi e un conducente. Il pianale completamente piatto agevola gli spostamenti con una sedia a rotelle o un passeggino. È disponibile come optional anche un sistema di ancoraggio della sedia a rotelle azionabile con un solo gesto.
L’idrogeno ha più senso sugli autobus che sulle auto
Nelle auto, la tecnologia elettrica a batteria si è affermata molto più dell’idrogeno, ma nel trasporto pubblico il quadro è diverso.
Un autobus urbano segue un percorso prestabilito, torna in un deposito fisso e consuma ogni giorno molta energia. Questo significa che una sola stazione di rifornimento di idrogeno può servire un’intera flotta, senza dover distribuire una costosa rete di rifornimento su tutto il territorio nazionale.
La scarsa efficienza energetica resta però il principale svantaggio dell’idrogeno. Produrre idrogeno dall’elettricità, comprimerlo e trasportarlo, per poi riconvertirlo in elettricità, comporta perdite maggiori rispetto alla ricarica diretta di una batteria. La convenienza di autobus come il Sora dipende quindi soprattutto dalle fonti energetiche locali, dal prezzo dell’idrogeno e dall’intensità d’impiego dei mezzi.
In Europa la concorrenza sarebbe agguerrita
Il mercato europeo degli autobus urbani si sta elettrificando rapidamente e in molte città gli autobus elettrici sono già la scelta principale.
Gli autobus a idrogeno hanno comunque ancora spazio sulle tratte lunghe, nei climi freddi o presso gli operatori per i quali i lunghi tempi di ricarica e le batterie molto grandi rendono poco pratica una soluzione elettrica a batteria.
Il nuovo Sora di Toyota non è attualmente destinato alla vendita in Europa, ma la sua architettura mostra chiaramente la direzione della tecnologia a idrogeno: anziché sviluppare piattaforme dedicate, i costruttori cercano di utilizzare le stesse carrozzerie, gli stessi telai e gli stessi componenti della propulsione elettrica già presenti sugli autobus elettrici a batteria.
È una strategia di contenimento dei costi molto più realistica rispetto alla costruzione di un modello a idrogeno completamente separato.