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FAW e GAC uniscono le forze, ma il vero obiettivo è ridisegnare le attività di Toyota in Cina

Autore auto.pub | Pubblicato il: 15.09.2026

Due grandi gruppi automobilistici statali cinesi, FAW e GAC, stanno preparando un accordo che, per la prima volta, collegherebbe direttamente i rispettivi assetti proprietari. Non si tratta però di una fusione completa tra FAW e GAC. In base al piano, GAC acquisirà una partecipazione in una joint venture di produzione automobilistica di proprietà di FAW, pagandola con azioni proprie. Di conseguenza, FAW diventerà il secondo maggiore azionista di GAC.

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Il nome della società oggetto dell’accordo non è ancora stato reso noto ufficialmente, ma secondo i media statali cinesi e le fonti di Reuters si tratta di FAW Toyota. Questo rende l’operazione molto più significativa di un semplice trasferimento di partecipazioni tra due aziende statali. Di fatto, potrebbe essere il primo passo importante verso l’unificazione delle attività cinesi di Toyota, che da decenni operano in parallelo.

GAC compra, FAW riceve in cambio azioni GAC

Il 14 settembre GAC ha comunicato alla Borsa di Shanghai di aver firmato un memorandum d’intesa con China FAW. GAC prevede di emettere nuove azioni e di utilizzarle per acquisire una partecipazione in una joint venture di proprietà di FAW. L’azienda intende inoltre raccogliere capitali legati all’operazione.

Se l’accordo sarà completato, FAW diventerà il secondo maggiore azionista di GAC e acquisirà un’influenza strategica sul gruppo. Il controllo effettivo di GAC, tuttavia, non cambierà: FAW non rileverà quindi il gruppo con sede a Guangzhou. Il controllo di GAC resterà in capo alla città di Guangzhou.

L’accordo non è ancora definitivo. Le parti non hanno sottoscritto un contratto vincolante di compravendita e sono necessarie sia le approvazioni societarie interne sia quelle delle autorità di regolamentazione. GAC ha sospeso le contrattazioni sulle proprie azioni alla Borsa di Shanghai per un massimo di 10 sedute.

Già questo dà un’idea delle dimensioni dell’operazione. GAC la definisce ufficialmente un’importante ristrutturazione degli asset, anziché una normale acquisizione di una partecipazione di minoranza.

Tutte le strade portano a Toyota

La comunicazione ufficiale alla Borsa non identifica la società in cui GAC sta acquisendo una partecipazione. GAC ha motivato il silenzio spiegando che l’operazione riguarda asset collegati a una società quotata all’estero.

Tuttavia, il quotidiano statale cinese Economic Daily ha riferito che l’obiettivo è FAW Toyota. Secondo Reuters, il passo successivo potrebbe essere un’integrazione molto più stretta tra le due attività cinesi di Toyota.

Toyota opera da decenni in Cina con due grandi partner. Nel nord del Paese, FAW Toyota produce e vende automobili; nel sud, GAC Toyota svolge le stesse attività. Questa struttura aveva perfettamente senso in un mercato cinese in rapida crescita. Due partner significavano più fabbriche, una rete commerciale più ampia e una migliore copertura geografica.

Oggi lo stesso sistema crea duplicazioni.

Secondo il piano descritto da Reuters, la stessa Toyota sostiene una soluzione che riunisca in un’unica società le sue attività commerciali in Cina. Toyota ne possiederebbe il 50%, mentre FAW e GAC avrebbero ciascuna il 25%. Le reti di vendita e assistenza verrebbero unite e la nuova società potrebbe vendere e fornire assistenza per tutti i modelli Toyota.

Questa non è ancora una struttura definitiva e confermata, ma la logica industriale è chiara. Toyota non ha più bisogno, nella stessa misura in cui ne aveva durante la rapida crescita del mercato automobilistico cinese, di due organizzazioni in parte concorrenti.

Quello che era un punto di forza per Toyota è diventato una costosa duplicazione

La portata del problema è evidenziata dalle quote di mercato. Nei primi otto mesi del 2026, FAW Toyota e GAC Toyota hanno rappresentato insieme circa il 7% delle vendite di autovetture in Cina. Ancora nel 2021, considerate congiuntamente, le due aziende erano il secondo maggiore operatore del mercato cinese dopo Volkswagen. Ora sono dietro a BYD, Geely e Volkswagen.

Anche la rete commerciale si sta riducendo. Secondo Reuters, il numero dei concessionari FAW Toyota è sceso dai 773 punti vendita del 2022 ai 651 di quest’anno. Nello stesso periodo, la rete GAC Toyota si è contratta da 693 a 620 punti vendita.

La situazione generale del mercato cinese rende ancora più oneroso mantenere due organizzazioni parallele. I margini di profitto della produzione automobilistica sono scesi all’1,5%, il livello più basso da quasi un decennio. Sul mercato operano più di 100 marchi automobilistici e un’aggressiva guerra dei prezzi costringe i costruttori a ridurre i costi.

Il problema, inoltre, non riguarda soltanto Toyota. Honda e Nissan hanno ridotto la produzione in Cina, mentre Mitsubishi ha interrotto del tutto la produzione locale di veicoli. Nel frattempo, i marchi nazionali BYD, Geely e Chery hanno rapidamente conquistato quote di mercato con auto elettriche e ibride plug-in sviluppate in tempi brevi.

GAC ha bisogno dell’accordo almeno quanto Toyota

In questa vicenda GAC non è il partner più forte arrivato in soccorso di Toyota. Lo stesso gruppo è sottoposto a forti pressioni.

Secondo un’analisi di Reuters, nel 2025 la perdita di GAC ha raggiunto 11,5 miliardi di yuan. Gli stabilimenti del gruppo operano al di sotto della capacità ottimale, mentre la guerra dei prezzi comprime la redditività. Sono diminuite anche le vendite delle attività Toyota di FAW e GAC.

Tra i marchi propri di GAC figurano Trumpchi, Aion e Hyptec. FAW possiede invece Hongqi, Bestune e Jiefang, specializzato in autocarri pesanti. FAW gestisce inoltre joint venture con Volkswagen e Toyota.

Sulla carta, i due gruppi si completano piuttosto bene. FAW è più forte negli autocarri pesanti e intrattiene rapporti di lunghissima data con grandi costruttori stranieri. GAC è più aggressiva nello sviluppo di veicoli elettrici e ha sede a Guangzhou, uno dei principali poli cinesi dell’industria tecnologica.

Sarebbe tuttavia prematuro parlare di una fusione completa. Per ora, a essere collegate sono soprattutto le partecipazioni finanziarie e gli interessi nelle joint venture.

Per Pechino è l’inizio di un riordino più ampio

L’accordo FAW-GAC non può essere considerato esclusivamente una questione legata a Toyota. Da tempo il governo cinese spinge le case automobilistiche statali verso il consolidamento.

Il motivo è semplice: la Cina ha troppi marchi automobilistici, un eccesso di capacità produttiva e troppe aziende che bruciano denaro nella guerra dei prezzi. Dal punto di vista del capitale pubblico, ha poco senso finanziare decine di società che sviluppano in parallelo piattaforme elettriche, software, sistemi di batterie e reti commerciali simili.

S&P Global Ratings prevede un’ondata più ampia di ristrutturazioni nell’industria automobilistica cinese nei prossimi due o tre anni. Anche i responsabili della politica economica cinese hanno nuovamente espresso in pubblico il proprio sostegno a fusioni e ristrutturazioni tra le maggiori case automobilistiche.

I precedenti dimostrano però che Pechino non può semplicemente accorpare i gruppi automobilistici in un foglio Excel. Una possibile fusione tra Dongfeng e Changan è stata discussa a lungo, ma nel 2025 Changan è invece diventata un gruppo distinto controllato dal governo centrale. La Cina conta ora tre grandi gruppi automobilistici direttamente controllati dal governo centrale: FAW, Dongfeng e Changan.

In questo senso, la soluzione FAW-GAC è molto più sfumata. Invece di procedere a una fusione completa, lo Stato può collegare i due gruppi attraverso azioni, asset condivisi e Toyota, mantenendo separate le altre attività. Se il modello funzionasse, potrebbe diventare un esempio per altri.

Il problema di Toyota non è la struttura organizzativa

I tagli dei costi e l’integrazione delle reti di concessionari potrebbero rendere più redditizie le attività cinesi di Toyota, ma non ne risolveranno il problema principale.

Gli acquirenti cinesi si aspettano sempre più spesso software di qualità, sistemi di assistenza alla guida in rapida evoluzione, una forte integrazione con gli smartphone e propulsori elettrici capaci di competere con quelli dei costruttori locali non soltanto per affidabilità, ma anche per prezzo e caratteristiche tecniche.

Bill Russo, fondatore di Automobility, ha riassunto efficacemente la questione parlando con Reuters: l’azienda potrebbe diventare molto più efficiente nel produrre un’auto per la quale non esiste più una domanda sufficiente da parte dei clienti.

Toyota lo ha compreso. L’azienda sta sviluppando in loco un maggior numero di veicoli destinati alla Cina e si affida a partner locali per la tecnologia e le batterie. Unire le due organizzazioni commerciali eliminerebbe un vincolo storico: le decisioni potrebbero essere prese più rapidamente e non sarebbe più necessario pagare due volte per lo stesso lavoro.

Per l’Europa, il consolidamento cinese potrebbe significare concorrenti più forti

Da una prospettiva europea, FAW, GAC e le rispettive partecipazioni legate a Toyota possono sembrare una questione lontana di politica interna cinese. In realtà, il consolidamento incide direttamente anche sul mercato automobilistico europeo.

La guerra dei prezzi in Cina ha costretto i costruttori locali a cercare crescita all’estero. Se le aziende più deboli scompariranno e i gruppi statali accentreranno sviluppo, fabbriche e capitali, i soggetti rimasti saranno costruttori più grandi, con maggiori risorse per esportare e creare capacità produttiva in Europa.

In altre parole, il consolidamento dell’industria automobilistica cinese non significa necessariamente meno concorrenti per l’Europa. Al posto di cento operatori piccoli e medi potrebbe esserci un numero più ridotto di gruppi molto più forti.

L’accordo FAW-GAC è quindi significativo. Non crea ancora un nuovo megagruppo cinese. Dimostra però che il sistema esistente, nel quale le case automobilistiche statali e i partner stranieri hanno trascorso decenni a costruire in parallelo fabbriche, modelli e reti commerciali, sta iniziando a perdere la propria giustificazione economica.

La prossima sfida nell’industria automobilistica cinese non riguarderà più soltanto chi riuscirà a portare più rapidamente sul mercato nuovi veicoli elettrici. Una questione sempre più importante sarà chi saprà eliminare più velocemente gli eccessi.

Il nome della società oggetto dell’accordo non è ancora stato reso noto ufficialmente, ma secondo i media statali cinesi e le fonti di Reuters si tratta di FAW Toyota. Questo rende l’operazione molto più significativa di un semplice trasferimento di partecipazioni tra due aziende statali. Di fatto, potrebbe essere il primo passo importante verso l’unificazione delle attività cinesi di Toyota, che da decenni operano in parallelo.

GAC compra, FAW riceve in cambio azioni GAC

Il 14 settembre GAC ha comunicato alla Borsa di Shanghai di aver firmato un memorandum d’intesa con China FAW. GAC prevede di emettere nuove azioni e di utilizzarle per acquisire una partecipazione in una joint venture di proprietà di FAW. L’azienda intende inoltre raccogliere capitali legati all’operazione.

Se l’accordo sarà completato, FAW diventerà il secondo maggiore azionista di GAC e acquisirà un’influenza strategica sul gruppo. Il controllo effettivo di GAC, tuttavia, non cambierà: FAW non rileverà quindi il gruppo con sede a Guangzhou. Il controllo di GAC resterà in capo alla città di Guangzhou.

L’accordo non è ancora definitivo. Le parti non hanno sottoscritto un contratto vincolante di compravendita e sono necessarie sia le approvazioni societarie interne sia quelle delle autorità di regolamentazione. GAC ha sospeso le contrattazioni sulle proprie azioni alla Borsa di Shanghai per un massimo di 10 sedute.

Già questo dà un’idea delle dimensioni dell’operazione. GAC la definisce ufficialmente un’importante ristrutturazione degli asset, anziché una normale acquisizione di una partecipazione di minoranza.

Tutte le strade portano a Toyota

La comunicazione ufficiale alla Borsa non identifica la società in cui GAC sta acquisendo una partecipazione. GAC ha motivato il silenzio spiegando che l’operazione riguarda asset collegati a una società quotata all’estero.

Tuttavia, il quotidiano statale cinese Economic Daily ha riferito che l’obiettivo è FAW Toyota. Secondo Reuters, il passo successivo potrebbe essere un’integrazione molto più stretta tra le due attività cinesi di Toyota.

Toyota opera da decenni in Cina con due grandi partner. Nel nord del Paese, FAW Toyota produce e vende automobili; nel sud, GAC Toyota svolge le stesse attività. Questa struttura aveva perfettamente senso in un mercato cinese in rapida crescita. Due partner significavano più fabbriche, una rete commerciale più ampia e una migliore copertura geografica.

Oggi lo stesso sistema crea duplicazioni.

Secondo il piano descritto da Reuters, la stessa Toyota sostiene una soluzione che riunisca in un’unica società le sue attività commerciali in Cina. Toyota ne possiederebbe il 50%, mentre FAW e GAC avrebbero ciascuna il 25%. Le reti di vendita e assistenza verrebbero unite e la nuova società potrebbe vendere e fornire assistenza per tutti i modelli Toyota.

Questa non è ancora una struttura definitiva e confermata, ma la logica industriale è chiara. Toyota non ha più bisogno, nella stessa misura in cui ne aveva durante la rapida crescita del mercato automobilistico cinese, di due organizzazioni in parte concorrenti.

Quello che era un punto di forza per Toyota è diventato una costosa duplicazione

La portata del problema è evidenziata dalle quote di mercato. Nei primi otto mesi del 2026, FAW Toyota e GAC Toyota hanno rappresentato insieme circa il 7% delle vendite di autovetture in Cina. Ancora nel 2021, considerate congiuntamente, le due aziende erano il secondo maggiore operatore del mercato cinese dopo Volkswagen. Ora sono dietro a BYD, Geely e Volkswagen.

Anche la rete commerciale si sta riducendo. Secondo Reuters, il numero dei concessionari FAW Toyota è sceso dai 773 punti vendita del 2022 ai 651 di quest’anno. Nello stesso periodo, la rete GAC Toyota si è contratta da 693 a 620 punti vendita.

La situazione generale del mercato cinese rende ancora più oneroso mantenere due organizzazioni parallele. I margini di profitto della produzione automobilistica sono scesi all’1,5%, il livello più basso da quasi un decennio. Sul mercato operano più di 100 marchi automobilistici e un’aggressiva guerra dei prezzi costringe i costruttori a ridurre i costi.

Il problema, inoltre, non riguarda soltanto Toyota. Honda e Nissan hanno ridotto la produzione in Cina, mentre Mitsubishi ha interrotto del tutto la produzione locale di veicoli. Nel frattempo, i marchi nazionali BYD, Geely e Chery hanno rapidamente conquistato quote di mercato con auto elettriche e ibride plug-in sviluppate in tempi brevi.

GAC ha bisogno dell’accordo almeno quanto Toyota

In questa vicenda GAC non è il partner più forte arrivato in soccorso di Toyota. Lo stesso gruppo è sottoposto a forti pressioni.

Secondo un’analisi di Reuters, nel 2025 la perdita di GAC ha raggiunto 11,5 miliardi di yuan. Gli stabilimenti del gruppo operano al di sotto della capacità ottimale, mentre la guerra dei prezzi comprime la redditività. Sono diminuite anche le vendite delle attività Toyota di FAW e GAC.

Tra i marchi propri di GAC figurano Trumpchi, Aion e Hyptec. FAW possiede invece Hongqi, Bestune e Jiefang, specializzato in autocarri pesanti. FAW gestisce inoltre joint venture con Volkswagen e Toyota.

Sulla carta, i due gruppi si completano piuttosto bene. FAW è più forte negli autocarri pesanti e intrattiene rapporti di lunghissima data con grandi costruttori stranieri. GAC è più aggressiva nello sviluppo di veicoli elettrici e ha sede a Guangzhou, uno dei principali poli cinesi dell’industria tecnologica.

Sarebbe tuttavia prematuro parlare di una fusione completa. Per ora, a essere collegate sono soprattutto le partecipazioni finanziarie e gli interessi nelle joint venture.

Per Pechino è l’inizio di un riordino più ampio

L’accordo FAW-GAC non può essere considerato esclusivamente una questione legata a Toyota. Da tempo il governo cinese spinge le case automobilistiche statali verso il consolidamento.

Il motivo è semplice: la Cina ha troppi marchi automobilistici, un eccesso di capacità produttiva e troppe aziende che bruciano denaro nella guerra dei prezzi. Dal punto di vista del capitale pubblico, ha poco senso finanziare decine di società che sviluppano in parallelo piattaforme elettriche, software, sistemi di batterie e reti commerciali simili.

S&P Global Ratings prevede un’ondata più ampia di ristrutturazioni nell’industria automobilistica cinese nei prossimi due o tre anni. Anche i responsabili della politica economica cinese hanno nuovamente espresso in pubblico il proprio sostegno a fusioni e ristrutturazioni tra le maggiori case automobilistiche.

I precedenti dimostrano però che Pechino non può semplicemente accorpare i gruppi automobilistici in un foglio Excel. Una possibile fusione tra Dongfeng e Changan è stata discussa a lungo, ma nel 2025 Changan è invece diventata un gruppo distinto controllato dal governo centrale. La Cina conta ora tre grandi gruppi automobilistici direttamente controllati dal governo centrale: FAW, Dongfeng e Changan.

In questo senso, la soluzione FAW-GAC è molto più sfumata. Invece di procedere a una fusione completa, lo Stato può collegare i due gruppi attraverso azioni, asset condivisi e Toyota, mantenendo separate le altre attività. Se il modello funzionasse, potrebbe diventare un esempio per altri.

Il problema di Toyota non è la struttura organizzativa

I tagli dei costi e l’integrazione delle reti di concessionari potrebbero rendere più redditizie le attività cinesi di Toyota, ma non ne risolveranno il problema principale.

Gli acquirenti cinesi si aspettano sempre più spesso software di qualità, sistemi di assistenza alla guida in rapida evoluzione, una forte integrazione con gli smartphone e propulsori elettrici capaci di competere con quelli dei costruttori locali non soltanto per affidabilità, ma anche per prezzo e caratteristiche tecniche.

Bill Russo, fondatore di Automobility, ha riassunto efficacemente la questione parlando con Reuters: l’azienda potrebbe diventare molto più efficiente nel produrre un’auto per la quale non esiste più una domanda sufficiente da parte dei clienti.

Toyota lo ha compreso. L’azienda sta sviluppando in loco un maggior numero di veicoli destinati alla Cina e si affida a partner locali per la tecnologia e le batterie. Unire le due organizzazioni commerciali eliminerebbe un vincolo storico: le decisioni potrebbero essere prese più rapidamente e non sarebbe più necessario pagare due volte per lo stesso lavoro.

Per l’Europa, il consolidamento cinese potrebbe significare concorrenti più forti

Da una prospettiva europea, FAW, GAC e le rispettive partecipazioni legate a Toyota possono sembrare una questione lontana di politica interna cinese. In realtà, il consolidamento incide direttamente anche sul mercato automobilistico europeo.

La guerra dei prezzi in Cina ha costretto i costruttori locali a cercare crescita all’estero. Se le aziende più deboli scompariranno e i gruppi statali accentreranno sviluppo, fabbriche e capitali, i soggetti rimasti saranno costruttori più grandi, con maggiori risorse per esportare e creare capacità produttiva in Europa.

In altre parole, il consolidamento dell’industria automobilistica cinese non significa necessariamente meno concorrenti per l’Europa. Al posto di cento operatori piccoli e medi potrebbe esserci un numero più ridotto di gruppi molto più forti.

L’accordo FAW-GAC è quindi significativo. Non crea ancora un nuovo megagruppo cinese. Dimostra però che il sistema esistente, nel quale le case automobilistiche statali e i partner stranieri hanno trascorso decenni a costruire in parallelo fabbriche, modelli e reti commerciali, sta iniziando a perdere la propria giustificazione economica.

La prossima sfida nell’industria automobilistica cinese non riguarderà più soltanto chi riuscirà a portare più rapidamente sul mercato nuovi veicoli elettrici. Una questione sempre più importante sarà chi saprà eliminare più velocemente gli eccessi.


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