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Audi fa causa all’importatore dei modelli cinesi AUDI

Autore auto.pub | Pubblicato il: 19.09.2026

Audi ha avviato un procedimento legale in Germania contro Auto China, società che ha iniziato a importare in Germania le elettriche AUDI E5 Sportback ed E7X dalla Cina. La questione è piuttosto insolita: Audi sta cercando di impedire che auto sviluppate da Audi e SAIC arrivino sul mercato di casa della stessa Audi.

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Il problema non è la provenienza delle auto, bensì i confini commerciali. AUDI è un marchio parallelo riservato alla Cina, creato da Audi e SAIC, le cui vetture esibiscono una grande scritta AUDI al posto dei quattro anelli. Audi afferma esplicitamente che questi modelli sono stati sviluppati per i clienti cinesi e non sono destinati alla vendita fuori dalla Cina.

Auto China ha trovato una porta che Audi voleva tenere chiusa

L’importatore indipendente tedesco Auto China ha iniziato a importare dalla Cina l’E5 Sportback e l’E7X, offrendo, secondo quanto dichiarato dalla società, omologazione, immatricolazione, garanzia e assistenza post-vendita. Ad agosto, entrambe le auto erano apertamente in vendita in Germania.

Audi ha risposto per vie legali. Un portavoce dell’azienda ha confermato ad Automobilwoche che Audi ha avviato un procedimento contro l’importatore e intende tutelare i propri diritti. L’E5 e l’E7X sono ora scomparse dall’offerta di Auto China, anche se la società non ha confermato di averle ritirate su richiesta di Audi.

Le ragioni di Audi non riguardano soltanto la tutela del marchio. I modelli cinesi AUDI non fanno parte della rete europea di vendita e assistenza di Audi. Un concessionario Audi autorizzato in Europa potrebbe non disporre degli strumenti diagnostici, del supporto software, dei ricambi o delle procedure di riparazione necessari per questi modelli.

Un importatore parallelo può promettere garanzia e assistenza, ma a fornirle è la società stessa, non necessariamente l’organizzazione europea di Audi. Per il cliente, la differenza diventa particolarmente importante quando l’auto necessita, per esempio, di riparazioni dopo un incidente, di un componente della batteria ad alta tensione o di un intervento software specifico per il mercato cinese.

La domanda scomoda è perché un europeo voglia quest’auto

Dal punto di vista legale, le azioni di Audi sono comprensibili. Sotto il profilo del marketing, tuttavia, la situazione diventa molto più interessante. L’E5 Sportback non è una semplice auto elettrica cinese rimarchiata con un’operazione a basso costo. Secondo i dati della stessa Audi, il modello offre fino a 579 kW, trazione integrale e un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 3,4 secondi. L’autonomia massima secondo il ciclo di prova cinese arriva a 770 chilometri. Questo dato, tuttavia, non può essere confrontato direttamente con il valore WLTP europeo.

L’auto utilizza l’architettura Advanced Digitized Platform di Audi e SAIC e supporta aggiornamenti over-the-air per tutto il software del veicolo. Quest’anno, l’E5 ha persino conquistato il titolo di China Car of the Year.

L’E7X applica la stessa formula a un SUV di grandi dimensioni. Il veicolo, lungo 5,05 metri, ha un passo di 3,06 metri e Audi ha confermato motorizzazioni da 300 e 500 kW. L’auto viene costruita ad Anting, vicino a Shanghai, e utilizza software strettamente connesso all’ecosistema digitale cinese.

Non si tratta quindi di progetti secondari a basso costo di Audi. Sono auto elettriche tecnicamente ambiziose, che Audi considera abbastanza importanti da costruirvi attorno un’intera strategia per la Cina.

E ora alcuni tedeschi vogliono importarle in patria.

L’Audi cinese e quella europea iniziano a divergere sul piano tecnico

Il mercato cinese dei veicoli elettrici si muove più rapidamente del segmento premium europeo e gli acquirenti locali si aspettano software, interfacce utente ed ecosistemi digitali differenti.

Audi ha risposto in modo insolito: invece di limitarsi ad adattare la Q6 e-tron o la A6 e-tron, ha creato con SAIC un marchio separato e una piattaforma dedicata.

La strategia va ancora oltre. Audi e SAIC stanno creando a Shanghai un centro dedicato all’innovazione e alla tecnologia, mentre è previsto che almeno quattro nuovi modelli AUDI utilizzino l’architettura ADP di nuova generazione.

Nel giro di pochi anni, ciò potrebbe creare una situazione in cui le più recenti tecnologie digitali di Audi debuttino non a Ingolstadt o Neckarsulm, ma a Shanghai.

Le importazioni parallele rendono questa differenza visibile ai clienti europei.

Audi difende un confine commerciale, ma internet lo rende sempre più artificiale

Da decenni l’industria automobilistica vende modelli diversi nelle varie regioni. In passato non c’era nulla di insolito. Un’auto sportiva destinata al mercato interno giapponese o un pick-up statunitense potevano arrivare in Europa soltanto grazie al notevole impegno di un appassionato. La Cina sta cambiando la situazione.

Le auto elettriche cinesi possono utilizzare tecnologie della stessa casa madre, offrire una dotazione digitale più ricca e arrivare sul mercato a un prezzo molto aggressivo. Grazie a internet, gli acquirenti europei possono vedere tutto questo nello stesso giorno.

Audi può limitare queste importazioni ricorrendo ai tribunali. È molto più difficile impedire ai clienti di chiedersi perché l’E5 Sportback da 579 kW sia una normalissima AUDI in Cina, ma in Germania sia un’auto alla quale la rete ufficiale della stessa Audi non vuole fornire assistenza. È questo l’aspetto più scomodo dell’intera vicenda.

AUDI aveva lo scopo di aiutare Audi a competere con i produttori locali di veicoli elettrici in Cina. Le importazioni parallele mostrano che, almeno agli occhi di alcuni clienti europei, un’Audi nata per la Cina potrebbe rivelarsi più interessante anche in Europa. Audi, quindi, non sta soltanto contrastando un importatore. L’azienda sta difendendo il confine tra due universi di modelli che stanno diventando sempre più diversi.


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